Hai già le protesi e qualcosa è cambiato
Molte donne che chiedono di sostituire le protesi hanno fatto la mastoplastica additiva dieci o vent’anni fa, spesso con un altro chirurgo. Qualcuna ha notato un seno più duro dell’altro, una forma che si è alzata, un fastidio nuovo. Qualcun’altra non ha notato niente, ma l’ecografia di controllo ha trovato qualcosa da chiarire. E c’è chi sta bene, ma dopo una gravidanza o un dimagrimento il volume scelto a 25 anni a 45 non le somiglia più.
Che fare adesso con le protesi? La risposta non è sempre cambiarle. A volte si sostituiscono, a volte si sostituiscono e intanto si solleva il seno, a volte si tolgono e basta, e a volte si lasciano dove sono e si continua a controllarle. Capire quale strada ha senso per te è il lavoro della visita.
Alla Nika Clinic di Milano la valutazione la fa il Dott. Jafar Hassibi, chirurgo plastico. Se serve un intervento, il Dott. Hassibi lo esegue in sale operatorie di strutture sanitarie autorizzate, con un’équipe completa: l’anestesista quando l’anestesia lo richiede, un eventuale secondo chirurgo e gli aiuti chirurgici. La visita, le medicazioni e i controlli si fanno alla Nika Clinic di Milano.
Cosa vuol dire sostituire una protesi
Nella sostituzione il chirurgo rimuove le protesi presenti e ne inserisce di nuove. Sembra una mastoplastica additiva ripetuta, ma è un intervento diverso, perché si lavora su un seno che ha già una storia.
Il primo elemento di questa storia è la capsula, il sottile involucro di tessuto cicatriziale che il corpo forma attorno a ogni protesi. È una reazione normale e di solito resta morbida. Nella sostituzione il chirurgo decide cosa farne: lasciarla, inciderla per dare più spazio (capsulotomia) oppure asportarla, in parte o per intero (capsulectomia).
Poi ci sono pelle e ghiandola, che negli anni cambiano. Per questo la sostituzione a volte si abbina a una mastopessi, cioè al sollevamento del seno, e spesso si sceglie una protesi di volume o di forma diversi dalla precedente.
Quando si valuta la sostituzione
Rottura o sospetta rottura
Quando il guscio di una protesi in gel di silicone si lesiona, il gel tende a restare contenuto nella capsula e la donna può non accorgersi di niente. È la rottura silente, che di solito emerge da un’ecografia o da una risonanza fatte per controllo. Se il referto parla di rottura, anche solo sospetta, la protesi va rivalutata dal chirurgo: in genere l’indicazione è toglierla, e poi si decide se metterne un’altra.
Contrattura capsulare
A volte la capsula si ispessisce e si stringe attorno alla protesi. Il seno diventa più duro, cambia forma, può salire e, nei casi più marcati, fa male. La contrattura si descrive con una scala a quattro gradi, detta di Baker: nel terzo e nel quarto si vede e si sente, ed è lì che di solito si propone la sostituzione insieme alla capsulectomia, a volte spostando la nuova protesi in un piano diverso da quello di prima.
Il seno è cambiato
Gravidanze, allattamento, variazioni di peso e il tempo modificano pelle e ghiandola. La protesi può restare ferma mentre il tessuto sopra scende, con un profilo a due livelli che si nota sotto i vestiti. Oppure il volume oggi pare troppo, o troppo poco. La sostituzione è l’occasione per rivedere volume e forma con i criteri spiegati nella guida al seno rifatto dall’aspetto naturale.
Protesi macrotesturizzate e BIA-ALCL
Il BIA-ALCL è un linfoma raro associato alle protesi mammarie, descritto soprattutto con quelle a superficie macrotesturizzata, cioè più ruvida. Vale la pena sapere cos’è, senza farsene spaventare. Le autorità sanitarie, compreso il Ministero della Salute, non raccomandano di rimuovere le protesi a scopo preventivo nelle donne che non hanno sintomi. Il segnale da non trascurare è un gonfiore di un solo seno che compare a distanza di anni dall’intervento, oppure un nodulo vicino alla protesi: in quel caso serve una visita con un’ecografia in tempi brevi. Se hai protesi macrotesturizzate e vuoi sostituirle per stare più tranquilla, se ne parla in visita.
“Le protesi vanno cambiate ogni dieci anni”: è vero?
Detta così no. Le protesi mammarie non hanno una data di scadenza. Non sono però dispositivi pensati per durare tutta la vita, e con gli anni cresce la probabilità che serva un nuovo intervento. La regola giusta sono i controlli periodici, con la cadenza indicata dal medico, e una rivalutazione quando qualcosa cambia. Se le tue protesi sono integre, morbide e ti piacciono, il numero di anni da solo non è un motivo per sostituirle.
A chi è indicata, e quando conviene aspettare
La sostituzione si valuta nei casi descritti sopra e quando una protesi si è spostata. Servono una buona salute generale, esami recenti del seno e aspettative realistiche: un seno già operato ha tessuti diversi da uno mai operato.
Se non c’è un problema che chiede di intervenire prima, conviene rimandare durante la gravidanza e l’allattamento, e aspettare di avere un peso stabile se stai dimagrendo. Il fumo rallenta la guarigione: va sospeso prima e dopo l’intervento, il più a lungo possibile, e i tempi te li indica il chirurgo.
C’è poi chi le protesi non le vuole più. La rimozione senza sostituzione è una scelta legittima: si tolgono le protesi e, di solito, la capsula. Il seno può apparire più vuoto e più basso, per questo la rimozione si abbina spesso a una mastopessi e, in alcuni casi, si valuta il lipofilling, che usa il tuo grasso per recuperare un po’ di volume.
Come si svolge
La visita e i documenti da portare
Alla prima visita porta tutto quello che hai del primo intervento: la cartella clinica o la lettera di dimissione e, soprattutto, il certificato della protesi, la tessera che riporta modello, volume e numero di lotto. Se non ce l’hai, puoi chiederla alla struttura in cui sei stata operata. E l’ultima ecografia o risonanza.
Il Dott. Hassibi valuta la consistenza della capsula, lo spessore dei tessuti e la posizione della protesi, e ti chiede cosa vorresti cambiare. Se mancano esami recenti li prescrive. Alla fine ti spiega quale intervento propone e perché.
Prima dell’intervento
Si fanno gli esami preoperatori e la valutazione con l’anestesista. Alcuni farmaci e integratori che influiscono sulla coagulazione vanno sospesi nei giorni precedenti, sempre su indicazione del medico.
In sala operatoria
Si opera in sala operatoria, in anestesia generale. Quando la vecchia cicatrice è in una buona posizione, nel solco sotto il seno o al bordo dell’areola, di solito si passa da lì, senza aggiungere segni nuovi. La durata va da circa un’ora per una sostituzione semplice a due o tre ore quando si aggiungono capsulectomia o mastopessi. A volte si lasciano dei piccoli drenaggi per uno o due giorni.
Sostituzione semplice, con capsulectomia o con mastopessi
- Sostituzione semplice, quando capsula e tessuti sono in buono stato: si cambia la protesi, eventualmente con volume o forma diversi.
- Con capsulectomia, in caso di contrattura o di rottura: la capsula si asporta in parte o del tutto. L’intervento è più lungo e il recupero un po’ più impegnativo.
- Con mastopessi, quando pelle e ghiandola sono scese: si solleva il seno e si riposiziona il capezzolo, con cicatrici in più attorno all’areola e, a seconda dei casi, verticali.
Il recupero, settimana per settimana
Molto di quello che vale dopo la prima operazione vale anche qui, e i dettagli (come dormire, quando fare la doccia, quali segnali non trascurare) sono nella guida al post-operatorio della mastoplastica additiva. Le tappe, di solito, sono queste.
Prima settimana. Il seno è gonfio e teso, il fastidio è più intenso nei primi due o tre giorni e si gestisce di solito con antidolorifici comuni. Reggiseno contenitivo giorno e notte, si dorme a pancia in su. In questi giorni c’è il primo controllo in clinica.
Seconda e terza settimana. Al lavoro d’ufficio si rientra in genere dopo una o due settimane; per i lavori fisici serve più tempo. Niente pesi.
Dalla quarta alla sesta settimana. L’attività fisica riprende in modo graduale e, con il via libera del chirurgo, si torna allo sport completo dopo circa sei settimane.
Dal terzo al sesto mese. Il gonfiore residuo scompare, la protesi si assesta e il risultato diventa quello definitivo.
Se oltre alla sostituzione c’è stata una capsulectomia o una mastopessi, questi tempi possono allungarsi.
Il risultato e i rischi, detti come sono
L’obiettivo è un seno morbido, con una forma che stia bene sul corpo che hai oggi. Un secondo intervento però parte da tessuti già operati, e questo pone limiti che è giusto conoscere prima.
I rischi sono quelli di ogni intervento chirurgico: ematoma, sieroma (una raccolta di liquido), infezione, problemi di cicatrizzazione, reazioni all’anestesia. Poi ci sono quelli specifici del seno già operato: la contrattura capsulare può ripresentarsi anche dopo una capsulectomia fatta bene, la protesi può spostarsi, può restare un’asimmetria, la sensibilità del capezzolo può cambiare, e dove i tessuti sono sottili si possono vedere o sentire delle piccole pieghe della protesi. In alcuni casi serve un ritocco.
Ne parlate in visita uno per uno, e li ritrovi scritti nel consenso informato.
Perché affidarsi al Dott. Hassibi
Il Dott. Jafar Hassibi è specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica ed è Dirigente Medico di I livello nelle Unità Operative di Chirurgia Plastica dell’Istituto Ortopedico Galeazzi e del Centro Diagnostico Italiano. Opera anche come libero professionista in strutture selezionate.
Nella sostituzione si interviene spesso sul lavoro di un altro chirurgo, fatto anni prima con protesi e tecniche di allora. Il medico legge la documentazione, guarda come i tessuti hanno reagito e ragiona su quello, senza giudicare chi ha operato prima.
La persona che ti visita è la stessa che ti opera e che ti rivede ai controlli. E se dall’esame risulta che le tue protesi stanno bene e non c’è motivo di toccarle, te lo dice.
Quanto costa sostituire le protesi
Il costo cambia molto da un caso all’altro, per questo il preventivo si definisce dopo la visita, con te davanti: dipende da quanto è marcato il problema e dal tipo di intervento (sostituzione semplice, con capsulectomia o con mastopessi).
Nel preventivo trovi voce per voce cosa è compreso, secondo il caso: la sala operatoria, l’anestesista, l’eventuale degenza, le protesi e il post-operatorio, cioè medicazioni e controlli.
Il primo consulto con il Dott. Hassibi è gratuito: puoi prenotarlo compilando il form, scrivendoci su WhatsApp o chiamandoci.
FAQ – Domande frequenti e le nostre risposte
No, non esiste una scadenza fissa. Con gli anni aumenta la probabilità che serva un nuovo intervento, ma se le protesi sono integre e non danno problemi possono restare. Contano i controlli periodici.
Spesso non te ne accorgi, perché con il gel di silicone la rottura è di frequente silente. A volte il seno cambia forma o consistenza. La conferma arriva da un’ecografia o da una risonanza magnetica.
In genere non è un’urgenza, ma non va rimandata a tempo indeterminato. Con una rottura accertata l’indicazione abituale è rimuovere la protesi, e poi si decide se sostituirla.
La capsula di tessuto che il corpo forma attorno alla protesi si ispessisce e si stringe: il seno diventa più duro, cambia forma e a volte fa male. Di solito si tratta con la capsulectomia e la sostituzione della protesi. Può ripresentarsi anche dopo un intervento eseguito correttamente, e questo va messo in conto.
Sì, è la situazione più comune. Porta alla visita la documentazione del primo intervento e il certificato della protesi.
Sì, ed è uno dei motivi più frequenti. Il limite lo danno i tessuti: una protesi molto più piccola, per esempio, può lasciare pelle in eccesso da correggere con una mastopessi.
Se la cicatrice del primo intervento è ben posizionata, di solito si riapre quella. Con una mastopessi, invece, si aggiungono cicatrici attorno all’areola e, a seconda dei casi, in verticale.
Per un lavoro d’ufficio si rientra in genere dopo una o due settimane, lo sport completo riprende dopo circa sei settimane e il risultato definitivo si vede fra il terzo e il sesto mese. Con capsulectomia o mastopessi i tempi possono allungarsi.
In assenza di sintomi le autorità sanitarie non raccomandano la rimozione preventiva. Servono i controlli, e una visita in tempi brevi se compare un gonfiore di un solo seno a distanza di anni o un nodulo vicino alla protesi.
Sì. Si rimuovono le protesi e di solito la capsula; il seno può apparire più vuoto e più basso di prima, per questo spesso si abbina una mastopessi.
Vuoi fissare una consulenza?
Se hai notato un cambiamento o hai un referto da far vedere, il primo passo è una visita, e il primo consulto è gratuito. Il Dott. Hassibi guarda esami e documentazione e ti dice se sostituire, correggere, rimuovere o continuare a controllare.
Siamo in Via Leone Tolstoi 70 a Milano, fermata M4 Tolstoi.
Vuoi fissare una consulenza? Scrivici.


