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Seno tuberoso: la correzione a Milano

Punti Chiave

  • È una malformazione dello sviluppo, non un seno piccolo
  • Si corregge la forma: base, solco, areola e poi il volume
  • Le tecniche si combinano e si scelgono in visita
  • Si interviene a sviluppo completato
  • Si opera in sala operatoria, con l'équipe completa

Dettagli Intervento: Quello che Devi Sapere

Tempo chirurgico

Da 1 a 3 ore circa, in base alle tecniche combinate

Cicatrici

Attorno all'areola; nel solco sotto il seno se serve una protesi

Anestesia

Generale; sedazione con locale nei casi più semplici

Ritorno al lavoro

Dopo 7-10 giorni per un lavoro sedentario

Sport

Leggero dopo 3-4 settimane, pieno dopo circa 6

Protesi usate

Gel di silicone coesivo, modello scelto in visita; solo se serve volume

Dott. Jafar Hassibi. Laureato in Medicina e Chirurgia a Milano. Specializzato in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica a Milano. Titolare della Nika Clinic, centro di chirurgia e medicina estetica e centro di estetica avanzata.

Autore

Dott. Jafar Hassibi

Laureato in Medicina e Chirurgia a Milano. Specializzato in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica a Milano. Fondatore e direttore scientifico di Nika Clinic. Bio

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Un seno che non ha preso la forma che ti aspettavi

Molte ragazze se ne accorgono verso i 15 o 16 anni, quando il seno smette di crescere. È stretto alla base e sembra partire più in alto del normale. Invece di scendere rotondo, si allunga in avanti. L’areola è larga, a volte gonfia come una piccola cupola, e spesso un lato è diverso dall’altro.

Per anni si pensa che sia una questione di taglia. Non lo è: il problema non è quanto seno c’è, ma dove si è distribuito. E molte arrivano in visita senza sapere che questa forma ha un nome.

Si chiama seno tuberoso (in inglese tuberous breast) e si corregge con un intervento che lavora prima sulla forma, poi sul volume. Alla Nika Clinic, in Via Leone Tolstoi 70 a Milano, la valutazione la fa il Dott. Jafar Hassibi, chirurgo plastico.

Cos’è il seno tuberoso

È una malformazione congenita della mammella: la predisposizione c’è dalla nascita, ma si vede solo durante lo sviluppo. In quegli anni la ghiandola dovrebbe espandersi in tutte le direzioni. Nel seno tuberoso, alla base della mammella c’è un anello di tessuto più rigido del normale che la trattiene. La ghiandola non riesce ad allargarsi verso il basso e verso i lati, e cresce dove trova spazio: in avanti, dentro l’areola, che si dilata e sporge. In gergo si dice che il tessuto è “erniato” nell’areola.

Non è una malattia e non dipende da qualcosa che hai fatto tu. Può riguardare un seno solo o entrambi, spesso in misura diversa.

Come riconoscerlo

I segni tipici sono cinque:

  • la base è stretta, e il seno occupa poco spazio sul torace;
  • il solco sottomammario, cioè la piega sotto il seno, è alto e la parte inferiore del seno è corta;
  • l’areola è larga e sporgente, a volte a cupola;
  • la forma è a tubo o a cono, con la parte bassa “vuota”;
  • i due lati sono spesso asimmetrici.

Non servono tutti insieme: nelle forme lievi bastano base stretta e solco alto.

I gradi, spiegati semplici

I chirurghi classificano il seno tuberoso per gradi, in base a quanta parte della mammella è rimasta trattenuta. Una delle classificazioni più usate ne distingue tre. Nel tipo I manca pienezza solo nella parte bassa verso lo sterno: è la forma più lieve e spesso passa per un seno appena irregolare. Nel tipo II manca tutta la parte inferiore, il solco è alto e l’areola tende a guardare in basso. Nel tipo III la base è stretta in ogni direzione e il seno ha la classica forma a tubo. Più la forma è marcata, più passaggi servono per correggerla.

Perché non è una questione di taglia

Qui sta l’errore più comune. Se in un seno tuberoso si mette solo una protesi, senza lavorare prima su base e solco, la protesi finisce sotto una ghiandola che resta stretta e alta. Il risultato può essere il cosiddetto double bubble: due curve sovrapposte, la protesi sotto e il seno originale sopra, con il vecchio solco che si vede come una piega.

Per questo la correzione del seno tuberoso è un’altra cosa rispetto a una mastoplastica additiva, anche quando si usa una protesi. Prima si ricostruisce la forma, poi si decide se e quanto volume aggiungere. In alcuni casi lievi il volume c’è già, ed è solo distribuito male.

È anche una delle cause più sottovalutate di seno asimmetrico: quando un lato è tuberoso e l’altro no, due protesi di misura diversa non bastano.

Quando si interviene

La correzione si fa a sviluppo del seno completato, quando la forma ha smesso di cambiare: in genere verso la fine dell’adolescenza o dopo, ma l’età la stabilisce il medico caso per caso.

In Italia la legge vieta le protesi mammarie a scopo estetico sotto i 18 anni, salvo gravi malformazioni congenite certificate. Se sei minorenne, il percorso si valuta con i tuoi genitori. Un limite superiore invece non c’è. Se pensi a una gravidanza a breve, però, può convenire aspettare, perché allattamento e cambi di peso modificano il seno.

Come si svolge la correzione

In visita il Dott. Hassibi misura la larghezza della base, la distanza fra areola e solco, il diametro delle areole, il tessuto disponibile e le differenze fra i lati. Ti chiede cosa ti pesa di più: la forma, il volume, l’areola, l’asimmetria. Ne esce un piano spiegato passaggio per passaggio.

Le tecniche, che quasi sempre si combinano

Non esiste un intervento unico per il seno tuberoso. Esistono gesti chirurgici diversi, scelti in base al grado e alla tua anatomia.

Il primo è il rimodellamento della ghiandola. Da un’incisione attorno all’areola, il chirurgo interrompe l’anello rigido che trattiene la base e distende la ghiandola verso il basso, come si apre un ventaglio. Insieme si abbassa il solco, riportandolo dove sarebbe stato senza la malformazione, e la parte bassa del seno riacquista altezza.

Poi c’è l’areola. Per ridurla si toglie un anello di pelle attorno e la si richiude a un diametro più piccolo, correggendo anche la sporgenza. La cicatrice segue il bordo dell’areola, dove il cambio di colore la nasconde. Se c’è anche un capezzolo retratto, si può correggere nello stesso tempo: ne parliamo nella pagina sul capezzolo introflesso.

Il volume, quando manca, si aggiunge in due modi. La protesi si sceglie per forma e dimensione sulla nuova base, non su quella stretta di partenza. Il lipofilling preleva grasso da addome o fianchi e lo trasferisce nel seno: serve a riempire la parte bassa, ad ammorbidire il passaggio fra protesi e tessuto o a correggere un’asimmetria senza protesi. Una parte del grasso viene riassorbita, e a volte servono più sedute.

Se il seno è anche svuotato e sceso, magari dopo le gravidanze, si aggiunge una mastopessi per sollevarlo.

In uno o in due tempi

Le forme lievi e moderate si correggono di solito con un solo intervento. Nei casi più marcati, quando la pelle alla base è molto tesa, può convenire procedere in due tempi: prima si distende la base, a volte con un espansore (una protesi temporanea che si riempie gradualmente per far crescere la pelle), poi si mette il volume definitivo. Se è il tuo caso, lo sai dalla prima visita.

Dove si opera

Alla Nika Clinic di Milano si fanno la visita, le medicazioni e i controlli. L’intervento il Dott. Hassibi lo esegue in sale operatorie di strutture sanitarie autorizzate. In sala c’è l’équipe completa: l’anestesista quando l’anestesia lo richiede, un eventuale secondo chirurgo e gli aiuti chirurgici. Di solito si fa in anestesia generale; nelle correzioni più limitate può bastare una sedazione con anestesia locale. Dura in genere da una a tre ore, secondo le tecniche combinate.

Il recupero, settimana per settimana

Nei primi giorni il seno è gonfio e teso, e il dolore si controlla con gli antidolorifici prescritti. Indossi da subito un reggiseno contenitivo, giorno e notte. Le braccia si muovono, ma senza alzarle sopra le spalle e senza portare pesi.

Nelle prime due settimane si fanno le medicazioni e il primo controllo. Con un lavoro sedentario si torna in ufficio in genere dopo 7-10 giorni.

Dalla terza alla sesta settimana il gonfiore cala. Dopo 3-4 settimane si riprende un’attività fisica leggera; per corsa, palestra e sport che impegnano le braccia si aspettano circa 6 settimane, e comunque il via del medico.

Dal terzo mese il seno si ammorbidisce e prende la sua forma. Le cicatrici restano rosate per alcuni mesi, poi si schiariscono. La forma definitiva si valuta fra i 6 e i 12 mesi.

Il seno tuberoso e l’allattamento

Nel seno tuberoso la ghiandola è spesso più scarsa del normale, e per questo alcune donne producono meno latte indipendentemente dall’intervento.

La correzione può incidere a sua volta, perché l’incisione attorno all’areola e il rimodellamento toccano la zona dei dotti. Le protesi, di norma, non impediscono l’allattamento. Se allattare è importante per te, dillo in visita: il medico ne tiene conto nella scelta delle tecniche.

Risultati e rischi, detti come sono

L’obiettivo è un seno con una base più ampia, il solco al posto giusto, un’areola proporzionata e una forma più rotonda. La simmetria perfetta non esiste nemmeno nei seni senza malformazioni: si punta a due seni che stanno bene insieme, nudi e sotto i vestiti.

Come ogni intervento, anche questo ha dei rischi. Quelli generali sono l’ematoma, l’infezione, il sieroma (una raccolta di liquido) e i ritardi di cicatrizzazione. La cicatrice attorno all’areola può allargarsi o ispessirsi. Il capezzolo può diventare più o meno sensibile, per qualche mese o in modo stabile. Può restare un’asimmetria, e l’areola col tempo può tendere ad allargarsi di nuovo. Con le protesi si aggiungono la contrattura capsulare, cioè l’indurimento del tessuto che si forma attorno alla protesi, e il double bubble; con il lipofilling, il riassorbimento di parte del grasso.

Nelle forme più marcate può servire un piccolo ritocco. Te lo diciamo prima, perché fa parte di come si corregge questa malformazione.

Perché affidarsi al Dott. Hassibi

Il Dott. Jafar Hassibi è specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica ed è Dirigente Medico di I livello nelle Unità Operative di Chirurgia Plastica dell’Istituto Ortopedico Galeazzi e del Centro Diagnostico Italiano. Opera anche come libero professionista in strutture selezionate. Il suo percorso è sulla pagina del Dott. Hassibi.

Il seno tuberoso sta a metà fra chirurgia ricostruttiva ed estetica: in un’unica operazione si lavora su ghiandola, solco, areola e volume. Chi ti visita è la stessa persona che ti opera e ti segue alle medicazioni e ai controlli. E se sei una ragazza giovane e vieni con tua madre, la visita è anche per lei: spieghiamo cos’è questa conformazione e cosa si può fare, senza fretta di decidere.

Quanto costa correggere un seno tuberoso

Il costo dipende da cosa serve nel tuo caso: un rimodellamento con riduzione dell’areola è diverso da una correzione con protesi o con più sedute di lipofilling, e un lato solo è diverso da entrambi.

Il preventivo si definisce dopo la visita, con te davanti, perché dipende da quanto è marcata la malformazione. Comprende, secondo il caso, la sala operatoria, l’anestesista, l’eventuale degenza, le protesi se servono e il post-operatorio, cioè medicazioni e controlli. Il primo consulto con il Dott. Hassibi è gratuito: puoi prenotarlo dal form, su WhatsApp o per telefono.

FAQ – Domande frequenti e le nostre risposte

Come faccio a capire se ho il seno tuberoso?

I segni più tipici sono la base stretta, la piega sotto il seno molto alta, un’areola larga e sporgente e una forma allungata, spesso diversa fra i due lati. Nelle forme lievi manca solo la pienezza nella parte bassa. La conferma la dà una visita con un chirurgo plastico.

Il seno tuberoso è pericoloso?

No. È una malformazione della forma, non una malattia: non fa male e non aumenta il rischio di altre patologie del seno.

Si può correggere senza protesi?

In molti casi sì. Se il tessuto c’è ed è solo distribuito male, bastano il rimodellamento della ghiandola, l’abbassamento del solco e la riduzione dell’areola, a volte con un lipofilling. La protesi serve quando manca volume, e lo si decide in visita.

Che protesi si usano per il seno tuberoso?

Non esiste una protesi “per il seno tuberoso”. Si sceglie per forma e dimensione sulla base ricostruita, tenendo conto del torace, dei tessuti e del risultato che desideri. Se i due lati sono diversi, si usano spesso due protesi di volume diverso.

A che età si può operare?

A sviluppo del seno completato, di solito verso la fine dell’adolescenza o dopo. Sotto i 18 anni la legge vieta le protesi a scopo estetico, salvo gravi malformazioni congenite certificate. Il momento giusto lo valuta il medico, con i genitori se sei minorenne.

Dopo l’intervento potrò allattare?

Spesso sì, ma nessuno può garantirlo. La ghiandola di un seno tuberoso a volte è scarsa di suo, e l’incisione attorno all’areola può interessare i dotti. Se ci tieni, dillo in visita: il medico ne tiene conto nel piano.

L’intervento è doloroso?

Durante l’operazione, in anestesia, non senti nulla. Nei primi giorni il seno è teso e dolorante, e il fastidio si gestisce con gli antidolorifici prescritti.

Si vedranno le cicatrici?

La cicatrice principale segue il bordo dell’areola, dove il cambio di colore la rende poco visibile. Se si inserisce una protesi può essercene una nel solco sotto il seno, nascosta dalla piega.

L’intervento per il seno tuberoso è mutuabile?

Nelle forme più marcate alcune strutture pubbliche lo trattano come malformazione, con criteri e tempi di attesa propri. Alla Nika Clinic il percorso è privato: visita, intervento e controlli li segue lo stesso chirurgo.

Il risultato è definitivo?

La correzione della base e del solco è stabile. L’areola può allargarsi un po’ negli anni, e il seno cambia con l’età, le gravidanze e il peso, come qualsiasi seno. Se c’è una protesi, andrà controllata nel tempo.

Vuoi fissare una consulenza?

Se ti riconosci in questa descrizione, o hai sempre pensato che il tuo seno avesse qualcosa di diverso senza sapere cosa, il primo passo è una visita. Il Dott. Hassibi ti dice se si tratta di seno tuberoso, di che grado e quali tecniche servono. Puoi venire accompagnata, e il primo consulto è gratuito.

Siamo in Via Leone Tolstoi 70 a Milano, fermata M4 Tolstoi. Vuoi fissare una consulenza? Scrivici.

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