Una decisione che arriva nel momento più difficile
Quando c’è di mezzo un tumore al seno, la ricostruzione non è la prima cosa a cui si pensa. Prima vengono la diagnosi, gli esami, l’intervento, spesso la chemioterapia o la radioterapia. Eppure la domanda arriva presto, a volte già nel colloquio con il chirurgo senologo: vuoi ricostruire il seno, e quando?
Molte donne ci arrivano senza le informazioni per rispondere. Altre hanno fatto la mastectomia anni fa, allora nessuno ne ha parlato, e oggi si chiedono se sia ancora possibile. E c’è chi ha fatto una quadrantectomia, cioè l’asportazione di una parte del seno, e dopo la radioterapia si ritrova con un seno più piccolo o retratto rispetto all’altro.
Qui trovi le opzioni in ordine, con i loro limiti. Non sostituiscono il parere dei medici che ti seguono: servono ad arrivare alla visita con le domande giuste.
Cos’è la ricostruzione mammaria
È l’insieme degli interventi di chirurgia plastica che ricreano volume e forma del seno dopo un intervento oncologico. Non restituisce il seno di prima: la sensibilità, per esempio, nella zona ricostruita è in genere ridotta o assente. L’obiettivo realistico è un seno con forma e volume vicini a quelli dell’altro lato, che sotto i vestiti non si noti.
Quasi mai basta un intervento solo. Di solito si procede per tappe, distanziate di mesi: prima si ricrea il volume, poi si rifiniscono forma e simmetria, infine, se lo vuoi, si ricostruiscono areola e capezzolo. Saperlo prima aiuta a non vivere il secondo o il terzo intervento come un imprevisto.
Le stesse tecniche valgono dopo una mastectomia preventiva (detta profilattica), per esempio in presenza di una mutazione genetica come BRCA.
Subito o più avanti: ricostruzione immediata e differita
La ricostruzione immediata si fa nella stessa operazione della mastectomia: il chirurgo senologo asporta il tessuto malato e, subito dopo, il chirurgo plastico inizia la ricostruzione. Ti risvegli con una base di seno già presente, e spesso si riesce a conservare più pelle. Non è sempre possibile né sempre consigliabile. Se dopo l’intervento è prevista la radioterapia sul torace, può essere preferibile aspettare o scegliere un’altra tecnica: le radiazioni modificano pelle e tessuti e aumentano il rischio di complicanze, soprattutto con le protesi.
La ricostruzione differita si fa a terapie concluse, quando i tessuti si sono stabilizzati: di solito dopo alcuni mesi, ma anche molti anni dopo. Non c’è una scadenza.
La decisione si prende insieme a senologo, oncologo, radioterapista quando serve e chirurgo plastico. Contano il tipo di tumore, le terapie previste, la salute generale, il fumo e quello che vuoi tu. Anche scegliere di non ricostruire è una scelta legittima.
Le tecniche
Queste sono le opzioni principali. Quale abbia senso nel tuo caso si decide in visita.
Con espansore e protesi
È la tecnica più diffusa. Nel primo intervento si inserisce sotto la pelle o sotto il muscolo pettorale un espansore tissutale, una specie di protesi vuota. Nelle settimane successive viene riempito poco alla volta con soluzione fisiologica, attraverso una piccola valvola, in ambulatorio e con un ago sottile. Così pelle e muscolo si distendono fino a fare spazio al volume finale.
Completata l’espansione, di solito dopo alcuni mesi, un secondo intervento sostituisce l’espansore con la protesi definitiva. In casi selezionati, con pelle sufficiente e di buona qualità, la protesi si inserisce subito.
Le protesi vanno controllate negli anni e a volte sostituite, come succede a chi le ha per altri motivi: ne parliamo nella pagina sulla sostituzione delle protesi al seno.
Con i tessuti propri
Il seno si può ricostruire anche con pelle e grasso presi da un’altra parte del corpo, di solito l’addome o la schiena, e spostati sul torace: sono i lembi. Il risultato tende a essere più morbido, segue le variazioni di peso e sopporta meglio i tessuti irradiati. In cambio l’intervento è più lungo, resta una seconda cicatrice nella zona di prelievo e il recupero è più impegnativo. Alcune di queste tecniche richiedono la microchirurgia e si eseguono in centri dedicati: se è l’opzione giusta per te, ti diciamo dove rivolgerti.
Lipofilling per difetti e irregolarità
Il lipofilling trasferisce il tuo grasso: lo si preleva con una cannula sottile da addome o fianchi, lo si purifica e lo si inietta nel seno. Nella ricostruzione serve a colmare avvallamenti e irregolarità rimasti dopo una protesi o un lembo, e a migliorare la pelle irradiata, che dopo la radioterapia tende a diventare più dura e sottile. Dopo una quadrantectomia, a volte basta da solo a correggere la rientranza. Una parte del grasso viene riassorbita nei mesi successivi, per cui spesso servono più sedute. La tecnica in generale è spiegata nella pagina sul lipofilling.
Simmetrizzazione del seno controlaterale
Un seno ricostruito difficilmente sarà identico all’altro. Per questo spesso si interviene anche sul seno sano, per avvicinarlo al ricostruito: lo si può sollevare con una mastopessi, ridurre con una mastoplastica riduttiva o, più di rado, aumentare con una piccola protesi. Di norma si fa in una fase successiva, quando il lato ricostruito è stabile.
Areola e capezzolo, l’ultima tappa
Si ricostruiscono per ultimi, alcuni mesi dopo l’intervento principale, quando forma e posizione del seno si sono assestate. Il capezzolo si ricrea con piccoli lembi di pelle locale, di solito in anestesia locale; l’areola si può ottenere con un tatuaggio medicale che ne riproduce colore e sfumature. È un passaggio facoltativo, e ne parliamo nella pagina sugli interventi su areola e capezzolo.
Dove si opera e come si svolge
La Nika Clinic è un ambulatorio: in clinica si fanno la visita, la consulenza, le medicazioni e i controlli. Gli interventi si eseguono in sale operatorie di strutture sanitarie autorizzate, in sedute che il Dott. Hassibi organizza con te. In sala c’è l’équipe completa: aiuti chirurgici, un secondo chirurgo quando serve e l’anestesista quando l’intervento si fa in sedazione o in anestesia generale.
La visita. Porta la documentazione oncologica: referto istologico, lettera di dimissione, piano delle terapie, esami radiologici recenti. Il medico ricostruisce la tua storia, esamina torace e tessuti e ti spiega quali opzioni sono realistiche.
La preparazione. Servono esami del sangue ed eventualmente la valutazione dell’anestesista. Il fumo va sospeso prima e dopo l’intervento, il più a lungo possibile, perché riduce la circolazione nei tessuti e rallenta la guarigione: i tempi te li indica il chirurgo.
L’intervento. La durata cambia molto secondo la fase: un lipofilling o la sostituzione dell’espansore sono interventi relativamente brevi, una ricostruzione con tessuti propri richiede diverse ore. Gli interventi principali si fanno in anestesia generale, alcuni ritocchi e la ricostruzione del capezzolo in genere in anestesia locale.
Il recupero, fase per fase
Ogni tappa ha il suo recupero. I tempi qui sotto sono indicativi.
- Espansore o protesi: qualche giorno di dolore e tensione al torace, reggiseno contenitivo per alcune settimane, niente sforzi con le braccia e niente pesi per circa un mese. A un lavoro sedentario molte donne tornano dopo due o tre settimane.
- Riempimenti dell’espansore: una sensazione di tensione per uno o due giorni.
- Tessuti propri: alcuni giorni di degenza e diverse settimane per il recupero completo, anche della zona di prelievo.
- Lipofilling: gonfiore e lividi, soprattutto dove si è prelevato il grasso, per una o due settimane.
Camminare si può da subito; palestra e sport che impegnano braccia e pettorali, quando lo indica il chirurgo.
Risultati e rischi, detti come sono
La forma definitiva si vede dopo mesi, non dopo settimane. Anche con un buon risultato il seno ricostruito resta diverso da un seno naturale: la sensibilità è ridotta, le cicatrici ci sono, e una simmetria perfetta non la può garantire nessuno.
Come ogni chirurgia, la ricostruzione ha dei rischi. Nell’immediato: sanguinamento, ematoma, infezione, sieroma (una raccolta di liquido sotto la pelle), ritardi di guarigione della ferita. Con le protesi, nel tempo, il rischio principale è la contrattura capsulare: la capsula di tessuto che il corpo forma intorno alla protesi si ispessisce e la indurisce, a volte deformando il seno. È più frequente dopo la radioterapia. Più di rado una protesi va rimossa per infezione o esposizione. Con i lembi il rischio specifico riguarda la vitalità del tessuto trasferito; con il lipofilling possono formarsi piccole aree di necrosi del grasso, noduli che si valutano con l’ecografia.
Radioterapia, fumo, diabete e peso incidono molto sulla probabilità di complicanze, e se ne tiene conto già nella scelta della tecnica.
Il diritto alla ricostruzione nel Servizio Sanitario Nazionale
In Italia la ricostruzione mammaria dopo un intervento per tumore rientra fra le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. In termini generali vale anche per la simmetrizzazione del seno controlaterale e per la ricostruzione di areola e capezzolo, quando fanno parte della ricostruzione dopo la malattia.
Tempi di attesa e modalità di accesso cambiano da una struttura e da una regione all’altra. Per sapere cosa ti spetta puoi chiedere al centro che ti ha operata o alla tua ASL; anche le associazioni di pazienti oncologiche offrono orientamento.
La consulenza alla Nika Clinic è privata e non sostituisce questo diritto. Può servirti per un secondo parere, per capire le opzioni prima di decidere o per valutare un ritocco a ricostruzione conclusa.
Il Dott. Hassibi
Il Dott. Jafar Hassibi è specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica ed è Dirigente Medico di I livello nelle Unità Operative di Chirurgia Plastica dell’Istituto Ortopedico Galeazzi e del Centro Diagnostico Italiano. Opera anche come libero professionista in strutture selezionate.
Quando la ricostruzione si fa in più tappe, a mesi di distanza, aiuta avere lo stesso medico come riferimento dalla visita ai controlli. E aiuta sapere con chiarezza cosa si può fare in sicurezza e quando una tecnica va eseguita in un centro con competenze diverse.
Costi
Non esiste una cifra unica, perché la ricostruzione non è un intervento unico. Il costo dipende dalla fase (lipofilling, sostituzione dell’espansore, simmetrizzazione, ricostruzione del capezzolo), dalla tecnica, dalla durata dell’intervento e dalla struttura in cui si opera.
Il preventivo si definisce dopo la visita, con te davanti, perché dipende dallo stato dei tessuti e da quanto c’è da correggere. Secondo il caso comprende la sala operatoria, l’anestesista, l’eventuale degenza, la protesi quando è prevista e il post-operatorio, cioè medicazioni e controlli.
Se per te la strada giusta è il Servizio Sanitario Nazionale, te lo diciamo. Il primo consulto con il Dott. Hassibi è gratuito: puoi chiedere un appuntamento dal modulo, su WhatsApp o per telefono.
FAQ – Domande frequenti e le nostre risposte
Sì. La ricostruzione differita non ha una scadenza e si può valutare anche dopo molti anni, se le condizioni generali lo permettono. La tecnica si sceglie in base allo stato dei tessuti, soprattutto se c’è stata radioterapia.
In generale non impedisce i controlli previsti dopo la malattia. Tecnica e tempi si coordinano comunque con l’oncologo e il senologo che ti seguono: se hai dubbi sul tuo caso, porta la domanda a entrambi.
Dipende. La radioterapia aumenta il rischio di complicanze, soprattutto con le protesi. A volte si posiziona un espansore e si completa dopo le terapie, altre volte si rimanda del tutto: si decide con il radioterapista e il chirurgo senologo.
Di solito più di uno. Uno schema frequente è espansore, poi protesi, poi eventuali ritocchi con lipofilling, simmetrizzazione e ricostruzione del capezzolo. Il numero dipende dalla tecnica e da come rispondono i tessuti.
Dipende dal caso. La protesi richiede un intervento più breve e nessuna cicatrice altrove; i tessuti propri danno un risultato più morbido e sopportano meglio la radioterapia, con un intervento più lungo. Contano il tuo corpo, le terapie fatte e le tue preferenze.
Non sempre. Se dopo intervento e radioterapia il seno è più piccolo o ha una rientranza, si può correggere, spesso con il lipofilling e a volte simmetrizzando l’altro seno. Si valuta a terapie concluse.
In genere la sensibilità è ridotta o assente, e il capezzolo ricostruito non ha quella del capezzolo naturale. Un parziale recupero nel tempo è possibile, ma non va dato per scontato.
Spesso lo si modifica per avvicinarlo al ricostruito: sollevandolo, riducendolo o, più di rado, aumentandolo. Si chiama simmetrizzazione e di norma si fa quando il seno ricostruito ha raggiunto una forma stabile.
Sì, e in termini generali anche la simmetrizzazione del seno controlaterale. Tempi e modalità variano fra strutture: per il tuo caso chiedi al centro che ti ha operata.
Referto istologico, lettera di dimissione, piano delle terapie ed esami radiologici recenti: servono al medico per capire da dove si parte. E le domande che ti sei segnata.
Vuoi parlarne con il Dott. Hassibi?
Se stai decidendo se e quando ricostruire, o se hai concluso la ricostruzione e c’è qualcosa che vorresti correggere, puoi parlarne con calma con un chirurgo plastico. In visita il Dott. Hassibi legge la tua documentazione, ti spiega le opzioni realistiche e ti dice se qualcosa conviene farlo altrove.
Siamo in Via Leone Tolstoi 70 a Milano, fermata M4 Tolstoi.
Il primo consulto è gratuito. Per fissarlo puoi compilare il modulo, scriverci su WhatsApp o chiamarci.


